Cristiani oggi, si solamente cristiani.
In questo tempo denso di timori, di paure, di ansie, in questo tempo in cui predomina la sfiducia e la disillusione, riscoprire il messaggio di speranza del Vangelo è una grande gioia che permette di ridare un senso ed uno scopo alla propria vita.
Tornare al Vangelo per riscoprire la buona notizia che Cristo il Salvatore ha portato in questo mondo: “Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna”.
Nell’amore annunciato dal Vangelo, c’è qualcosa di particolare ed unico per l’uomo, qualcosa che l’uomo non può trovare altrove. L’amore di Dio infatti non è un concetto astratto, l’amore di Dio si è impersonificato nell’esperienza concreta di vita di Gesù Cristo tra gli uomini, nell’esempio di Cristo Gesù.
L’amore di Dio è speranza ed allontana via la paura, l’amore di Dio è vita perché ha vinto la morte , l’amore di Dio è accogliente, è un dono offerto ad ognuno che vuole accettarlo aprendo il suo cuore e la sua mente alla volontà di Dio.
Credere in Dio ed in Cristo Gesù non per seguire una tradizione religiosa, non per appartenere ad istituzione religiosa, ma solo per seguire Cristo, colui che è la Via, la Verità e la Vita.
Semplicemente cristiani per cercare di vivere oggi il messaggio di amore e di speranza del Vangelo, cristiani che camminano insieme come comunità di credenti che ha un'unica guida Cristo Gesù.
L’amore di Cristo è la nostra perla preziosa, la luce che illumina il cammino di ogni giorno, l’amore di Cristo è l’unico compagno di viaggio che rimane e non ci abbandona mai.
Ecco perché ha senso tornare a sentirsi semplicemente cristiani.
La Bibbia è stata scritta da uomini di fede (Mosè, Isaia, Geremia, Matteo, Giovanni, Paolo erano tutti uomini di fede, mossi dallo Spirito Santo e, pertanto, ispirati da Dio), indirizzata a uomini e donne di fede (l’Antico Testamento si rivolge al popolo di Israele e il Nuovo Testamento alle chiese o a singoli cristiani) e letta da uomini e donne di fede (anche se studiata nelle università, la Bibbia è il Libro di Dio per la chiesa). La Bibbia è stata scritta per essere letta e ascoltata, creduta e vissuta, annunciata e proclamata. Si stabilisce così un movimento circolare tra scrittura e oralità: la Parola ispirata di Dio ai profeti e agli apostoli è diventata Scrittura e la Scrittura proclamata e annunciata dalla chiesa diventa Parola. Chi partecipa alle riunioni cultuali delle chiese sa che ogni volta viene letta la Bibbia in quanto Parola di Dio (o Parola del Signore), non come parola di Geremia o parola di Paolo. Infatti, prima di leggerla si invoca lo Spirito Santo e si introduce la lettura con la formula: “Ascoltiamo la Parola del Signore”, oppure “Leggiamo la Parola di Dio”. E la comunità dei fedeli, dopo avere ascoltato la lettura del testo biblico, dice in maniera corale “Amen!”, non al predicatore, ma alla Parola di Dio, vivente e permanente (1 Pietro 1,23). .
La Bibbia è un libro che ha lasciato le sue tracce nella cultura umana, soprattutto in Occidente. Essa ha influenzato l’arte, la letteratura, la musica, la scienza, la cultura, l’architettura. Per questo è stata chiamata “Il grande codice” (Northrop Frye, 1981) della cultura occidentale. Se la si lascia operare, la Bibbia penetra potentemente in ogni settore o ambito della vita umana: illumina, purifica, libera e anima ogni cosa (Colossesi 3,16). La Parola di Dio è co-artefice di civiltà; se vissuta coerentemente fa nascere la civiltà dell’amore. I nati da donna popolano la terra, i nuovi nati dalla Parola popolano il cielo e il paradiso di Dio. Ecco alcune ragioni del perché la Bibbia è qualcosa di più e di diverso rispetto a tutti gli altri libri del mondo.
I cuori degli uomini sono il “terreno” nel quale si semina la Parola di Dio (Luca 8,11-15), ma solo i cuori onesti e buoni sono la buona terra nella quale il seme porta frutto (Luca 8,15). La Bibbia è per i puri di cuore; essa è stata data ai semplici (Salmo 119,130), ai piccoli (Matteo 11,25). La Bibbia può essere compresa, nel suo messaggio di salvezza, soltanto nella fede: comprende le Scritture solo chi conosce le Scritture e la potenza di Dio (Matteo 22,29), chi si lascia guidare dallo Spirito di Dio. Gli increduli non possono capire la Bibbia, perché negano la potenza di Dio. Soltanto chi crede in Dio può comprenderla, coglierne il messaggio e capirne gli insegnamenti. Soltanto il credente può dare l’interpretazione autentica del testo biblico, perché gli autori ispirati, nello scrivere, hanno usato “parole insegnate dallo Spirito, adottando parole spirituali a cose spirituali” (1 Corinzi 2,13). Chi non crede in Dio, anche se è una persona colta e versata nelle scienze umane, esperto di ebraico e di greco, può conoscere il significato delle parole e il contesto culturale del mondo della Bibbia, ma non comprende il messaggio di salvezza né il senso spirituale delle Scritture. “L’uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché gli sono pazzia; e non le può conoscere, perché le si giudicano spiritualmente” (1 Corinzi 2,14). Non è la cultura che fa la differenza nell’apprendere le verità bibliche, ma la fede. La Bibbia non è un libro come tanti, ma è il Libro di Dio, per mezzo del quale egli parla agli uomini e rivela la sua volontà. Soltanto coloro che sono ammaestrati dal Padre (Giovanni 6,45) e hanno Gesù come loro Maestro (Matteo 23,12) hanno il senso delle cose di Dio di cui parla la Scrittura. Il vero senso delle Scritture lo dà lo Spirito Santo che le ha ispirate (2 Timoteo 3,16), e che abita nei cuori di coloro che credono e ubbidiscono al Vangelo.
Agli inizi del secolo scorso, in Germania, Friedrich Delitzsch sollevò la celebre controversia Babel und Bibel e affermò che la religione di Israele fosse soltanto il prodotto di una evoluzione culturale legata al Vicino Oriente antico. Egli sosteneva che i miti babilonesi potessero spiegare a sufficienza la Bibbia. L’esegesi storico-critica in seguito adottò questo principio per spiegare diversi brani della Bibbia, soprattutto i primi capitoli della Genesi ma non solo, comparandoli ai miti orientali. Questa prese il nome di “lettura scientifica della Bibbia”. Io contesto questa lettura cosiddetta “neutrale”, fatta con intento puramente storico-critico (più critico che storico; critico verso il soprannaturale). La contesto perché non è fatta con fede, perché interroga con presunzione la Parola di Dio, anziché lasciarsi interrogare e plasmare da essa, perché vuole insegnare a Dio, anziché imparare da lui.
Paolo Mirabelli